In Australia per un inizio a mille all’ora!

Pasticceria Italiana in Australia

Sono atterrata in Australia per la prima volta tre anni fa, dopo 25 anni di vita vissuta sempre nello stesso paesino, sempre con le stesse persone, a far sempre le stesse cose. Una storia di molti, insomma. Una triennale in economia alle spalle e qualche anno di lavoro in ufficio, una relazione annosa andata a finire malamente.

 

Ma si sa, a volte le cose che viviamo – e che ci sembrano le peggiori che ci siano accadute – si rivelano in realtà positive o, quanto meno, sono quelle che ci danno maggiore opportunità di far emergere le nostre potenzialità, che sono spesso nascoste dalla sicura monotonia di una vita talvolta mai davvero iniziata, e vissuta forse in modo cieco o – per lo meno – inconsapevole.

Una volta a Sydney, la sveglia è stata immediata! Dopo alcuni giorni ospite da amici – beh, quasi compaesani, ma del tutto sconosciuti – in un paio di settimane la mia vita era partita: trovata casa (in sharing con tre ragazzi irlandesi), nuovi amici (retaggio di prove in diversi locali – alcuni dei quali mi sono rimasti affianco per tutto il percorso, fino ad oggi) e un lavoro in un cake shoptrovato grazie a un pre-contatto su Facebook e via email quando ero ancora in Italia, divenuto realtà dopo l’interview.
Sede centrale delle attività: Western Suburbs, area quartieri italiani.

Pasticceria in Australia Cappuccino Pasticceria in Australia Bombe

Un inizio a mille all’ora! Il cambiamento è stato grande, l’adattamento ha richiesto un po’ di tempo: lavorare in un ambiente nuovo, in un settore sconosciuto, in una lingua diversa dalla propria. All’epoca non avevo un livello di inglese scarso, provenendo da un istituto tecnico commerciale improntato allo studio delle lingue, tuttavia studiare inglese sui libri e parlarlo come lingua corrente sono due cose ben diverse.
Per mia fortuna, in questo, l’ambiente di lavoro era “favorevole”: la pasticceria era di italiani, in un quartiere italiano con tanti connazionali tra i clienti, con i quali il boss esigeva si parlasse in italiano.
Pertanto la lingua italiana la sapevano – almeno un po’ – tutti, comprese le manager filippine. Loro due, sorelle, sono state il mio primo “ponte” linguistico: era nato una specie di scambio poiché loro parlavano inglese molto bene, ma avevano voglia e bisogno di esercitare e conoscere nuove parole in italiano, e viceversa valeva per me.
Loro sono state la mia fonte primaria di sostegno e supporto, sia linguistico che morale: per la prima volta lavoravo in
hospitality, senza alcuna esperienza pregressa nel campo (chi aveva mai sentito parlare di “flat white”?!), in uno scenario molto busy (il ritmo di lavoro era davvero frenetico!), in cui il boss era veramente esigente, e in cui non c’era possibilità di errore (per non deludere i clienti in primis, né il capo poi, e infine per non dover rifare il lavoro due volte – e correre il doppio).

Le prime due settimane sono state di panico totale, di confusione, di stanchezza e delusione, di innumerevoli cose da ricordare e di errori, di guance rosse e rigate, di rassegnazione, di voglia di mollare che andava e veniva (più “veniva”, che “andava”). Ma la mente e il corpo sono macchine perfette e, non so come, dopo due settimane, il miracolo: le cose iniziavano a funzionare, gli errori a diminuire e la nebbia a sparire.

Probabilmente, è che quando puoi contare solo su te stesso il tuo inconscio lo sa, e si mette in moto di conseguenza. Ho lavorato in quella pasticceria per tre mesi (fino alla partenza per le “farm): non è stato un ambiente di lavoro positivo, né forse ne avrò mai davvero un buon ricordo generale, ma mi ha lasciato delle buone amiche, che sono con me tutt’ora e, cosa altrettanto importante, mi ha rivelato molte abilità che non sapevo di avere, e che forse non sarebbero state evidenziate in un ambiente più rilassato.
E’ stata una buona scuola di lavoro e di vita, un’esperienza formativa e costruttiva, con numerosi risvolti positivi sia dal punto di vista professionale – come esperienza acquisita, sia da quello personale – come conoscenza e percezione del sé e delle proprie potenzialità e capacità.

Probabilmente nel prossimo futuro ritornerò al mio paesino (beh, forse in qualche cittadina nelle vicinanze, diciamo) con le mie persone, alle mie cose…
Dopo aver viaggiato a lungo, dopo aver esplorato e sperimentato, dopo aver preso innumerevoli aerei, treni e bus, e aver fatto e disfatto tantissime valigie capisci che la “Bellezza” in te stesso e nel mondo la puoi vedere solo grazie alla “Consapevolezza” che è affiorata in te per merito di tutti quegli aerei, di quelle valigie e quei sacrifici, e di tutti i giorni passati in pasticceria nella metropoli o a strappare erbacce in “farm” con persone meravigliose, in mezzo al nulla, sotto le stelle.

 

Martina Pizzoni